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domenica 20 dicembre 1987

SE CI FOSSI STATO ANCH' IO (20/12/1987)





E se ci fossi stato anch'io con voi? 

Avrei potuto, certo che lo avrei.

Io così uguale a voi, ma tra noi così diversi

anche per quel mio vizio di tramutar la vita in versi.


Già leggo cosa avrebbero riportato sui giornali

(sapete, a ingigantir non hanno uguali): 

”Tra di loro un aspirante poeta del duemila! ”

e qualche breve verso, sotto la foto, in prima fila.


Chissà, avrei potuto per un giorno essere importante, 

o magari arrivar qualcuno che le acquistasse tutte quante

e la gente rimbecillita a comperar quelle parole

che dette da chi è morto, sembrano ancor più sante.


E se ci fossi stato anch'io con voi? 

Avrei potuto, eccome se lo avrei.

Io così legato a voi, ma da voi così distante

quel tanto che bastasse per lasciarmi a casa.


Per questo resto qui, nel mio anonimato

a pensare a voi che mi avete abbandonato.

E se continuo a scrivere peccando un po' di presunzione, 

questo lo devo a voi, che a quel giorno non mi avete voluto.


mercoledì 16 dicembre 1987

IL CANTO DEL BEATO (16/12/1987)





Mi svegliai una mattina
più ubriaco della sera prima;
mi trovai negli occhi rossi
uno sguardo che non avevo mai visto.

Quindi alzai quegli occhi al cielo
e mi piovve addosso il sereno;
non parlai, ma mi sentii chiamare,
e la gente cominciò a correre e a urlare.

Io, stupito, non vedevo il motivo,
ma capivo che l'avrei fatto anch'io,
perché, un giorno, ricordo per caso,
non riuscivo a tirar fuori un sorriso.

Mi spiaceva vedere mia madre,
invecchiare in un solo momento
e mio padre, sedutole accanto,
abbracciarla e bagnarle la spalla.

Mi spiaceva sentir la mia donna,
correr dietro ai ricordi più belli,
cancellando, in un solo istante,
i malintesi dei periodi più sordi.

Mi spiaceva vedere i miei amici,
appoggiati e col muso f 'in terra;
mi spiaceva vederli lì fermi,
mentre ieri avean gli attimi colmi.

Ma mi spiacque soprattutto sapere,
ch' eran quelli rimasti a patire,
mentre io, ormai amico di Dio,
non potevo che starli a guardare.

















domenica 16 agosto 1987

QUELLO CHE NON SENTO PIU' NEL CUORE (16/08/1987)















Quello che non sento più nel cuore,
è quel coraggio, che un tempo avevo,
di parlare a ognuna della vita mia,
per addolcirla e poi, magari, portarla via.

So che adesso appaio troppo muto;
mentre prima, bastava un giorno e già ero nudo;
inconsapevole di non lasciar mistero,
(ciò che soprattutto una donna brama).

Quello che non sento più nel cuore,
è quella spinta, che un dì mi davo,
per andare incontro a chi chiedeva aiuto,
con il timore di restar senza un amico.

So che adesso appaio meno umano,
mentre allora mi si diceva: "troppo buono"
inconsapevole che ognuno può tirarsi indietro
proprio quando non puoi restare solo.

I miei vent'anni li ho vissuti tutti,
anche se a volte non me ne rendo conto,
perché mi sento piccolo dinnanzi al mondo
e non penso a quanta gente mi è girata intorno.

Perché è la gente che ti fa diventar grande,
con le sue usanze ed il suo modo di pensare,
con la propria vita messa in discussione
e con il proprio odio e con il proprio amore.

Quello che non sento più nel cuore,
è il possente desiderio che sempre avevo
di riempir le pagine con la parola amore,
affinché, un giorno, ne fossi stato pieno.

So che adesso posso anche farne a meno,
mentre prima, al sol pensiero, ne piangevo
inconsapevole che il sentimento vero,
più tardi arriva e più sarà sincero.

I miei vent'anni mi han lasciato sempre fare,
dandomi il tempo di fare e poi disfare,
per questo, quello che non sento più nel cuore,
è la banale voglia di tornare indietro.

Perché la vita, o almeno quella mia,
va vissuta momento per momento;
e anche se son frasi invecchiate ormai col tempo,
sono frasi vere: è ciò che ora nel cuore sento.

UN DUE DI PICCHE PARTICOLARE